Domenica 14 dicembre – ore 18.00
Il poeta e premio svizzero di letteratura Massimo Daviddi presenta la mostra di Elena Valchera dal titolo: “Oltrel asoglia dell’invisibile”. La mostra è visibile fino al 27 febbraio 2026
L’artista:
Mi chiamo Elena Valchera e ho imparato che esistono momenti della vita in cui il terreno sotto i piedi cambia forma senza preavviso.
La mia storia si è incrinata all’improvviso: la diagnosi, gli esami, l’attesa, e quel tempo sospeso in cui si smette di essere la persona di prima ma non si è ancora la persona che si diventerà.
Era un momento della mia vita in cui dovevo dare un senso a tutto, ricominciare.
Un tempo in cui ogni cosa era sospesa, silenziosa, indefinita.
È lì, in quello spazio di transizione e ricerca, che è nata la mia arte.
La pittura non è arrivata come un hobby, né come un passatempo.
È arrivata come una necessità, quasi un istinto di sopravvivenza.
Avevo bisogno di un luogo dove mettere il peso che non sapevo più portare, un luogo dove respirare di nuovo, un luogo dove lasciar andare ciò che la mente non riusciva più a contenere.
Davanti alla tela ho scoperto un linguaggio nuovo.
Un linguaggio che non chiede spiegazioni, che non giudica, che non corre.
Un linguaggio fatto di materia, spessori, graffi, increspature, sovrapposizioni.
La materia per me è una verità: mostra le ferite ma mostra anche la forza che serve per rialzarsi.
È ruvida come certe esperienze, dolce come certi ritorni, sincera come un’emozione che non ha più paura di mostrarsi.
Nelle mie opere convivono silenzio e movimento, fragilità e forza, buio e luce.
Ogni quadro è un attraversamento.
Ogni gesto sulla tela è un passo dentro di me.
È così che sono tornata a vivere: un tocco di colore alla volta.
La montagna ha sempre fatto parte della mia vita.
Mi ha insegnato il ritmo del respiro, l’umiltà davanti alla natura, la testardaggine dolce del continuare a salire anche quando sembra tutto fermo.
Durante la malattia, salire con le pelli o camminare in quota è stato il mio modo di ricordare al corpo che sapeva ancora andare avanti.
Le montagne sono diventate il mio orizzonte interiore: non sempre visibile, ma sempre presente.
E a volte, nei miei quadri, le loro linee affiorano come memorie antiche.
“Oltre la soglia dell’invisibile” è il luogo da cui nasce la mia pittura.
È quel punto sottile in cui ciò che vivo dentro : emozioni, ricordi, fragilità, forze nascoste , comincia a prendere forma e a farsi vedere.
È il confine tra quello che mostro al mondo e quello che proteggo in silenzio, tra chi ero e chi sto diventando.
Ogni quadro è un attraversamento di quella soglia: un gesto che porta alla luce ciò che normalmente resta nascosto.
Dipingo per dare corpo a ciò che non so ancora dire, per trasformare il buio in presenza, per rendere visibile l’essenza silenziosa delle mie esperienze.
La mia arte nasce lì: nel passaggio, nella trasformazione, nello spazio in cui l’invisibile comincia a respirare.
Oggi dipingo per il mio cammino,
e per chi, guardando le mie opere, riconosce un frammento del proprio.
Voglio che le mie opere parlino di possibilità, di resistenza, di delicatezza.
Che raccontino che anche nelle crepe più profonde si può intravedere una strada.
Perché l’arte, quando è sincera, non offre soluzioni: offre spazio.
Spazio per riconoscersi, per respirare, per sentirsi meno soli.
La mia pittura continua a evolversi, come me.
È un viaggio che non finisce, un movimento che segue la vita, i cambiamenti, gli imprevisti, le rinascite.
Ogni tela è un frammento di questo cammino, un pezzo di me che si offre, senza timore, con sincerità.
Dipingo per ricordarmi che le crepe non mi spezzano: mi aprono.
E che anche quando tutto sembra cedere, esiste sempre un punto minuscolo da cui la vita ricomincia a respirare.
