Ortelli Pio

Pio Ortelli è nato a Mendrisio nel 1910. E' morto nel 1963. Dopo gli studi in Italia ha insegnato al ginnasio di Mendrisio, di cui è stato direttore dal 1954 fino alla morte. Dopo racconti e prose di ambiente militare, "Appunti di un mobilitato", "Tre giorni", in cui predomina lo studio psicologico dei caratteri, insieme a qualche intento moraleggiamento, l'Ortelli è giunto al romanzo con "La cava della sabbia". Opera in parte autobiografica intrisa di tristezza e di fatalismo allineato a modelli di scrittura d'impronta neorealistica. Parlando di questo romanzo, Pio Fontana nota che l'Ortelli è "un lontano erede della narrativa lombarda e paesana, quella, per fare un nome, di un De Marchi, anche se non ignora le inquietudini del nostro secolo e una certa ossessione di chiarezza, di ordine, che non è raro trovare negli scrittori ticinesi, secondo un'osservazione di Vittorio Sereni".

Links
www.rsi.ch/scrittori/bibliografia.cfm?IDc=656

Opere:
  • Stadi di un'esperienza. Bellinzona (Istituto Editoriale Ticinese) 1937.
  • La cava della sabbia. romanzo. (Lugano (Mazzuconi) 1948. (Terra Nostra)
  • Tre giorni e altri racconti militari. Mendrisio (Marazzi) 1948.
  • Appunti di un mobilitato. Bellinzona (Istituto Editoriale Ticinese) 1941.
  • I ticinesi e la lingua italiana. Mendrisio (Stucchi) 1941.
  • Il mio ameno Wellesdor. Mendrisio (Centro culturale l'Incontro) 1988.
  • La madre di Ernesto, a cura di Renato Martinoni. Balerna (Ulivo) 2002

Parte di testo da Il mio ameno Wellesdor

I racconti che qui si presentano sono stati scritti a partire dal 1949 e sono rimasti in gran parte inediti. Con "Il mio ameno Wellesdor", Pio Ortelli si cimenta per la prima volta con la satira; la scelta non deve stupire, perché questo genere letterario ha in sé connaturate quelle finalità morali che sempre hanno animato l'opera dello scrittore mendrisiense. Le vicende narrate nel libro vengono ambientate in un'immaginaria località, probabilmente irlandese; anche se pochi, ma trasparenti indizi topografici permettono di identificarla con il borgo di Mendrisio, sarà bene avvertire che una lettura puramente ancorata alla cronaca locale impoverirebbe il significato dell'opera. I personaggi hanno addentellati col reale non più di quanto si modellino sulla tradizione letteraria; così, per esemplificare, i militari tracotanti di alcuni racconti facilmente possono riconnettersi al topos classico del "miles glorius", mentre i ricchi pieni di alterigia ricalcano le figure degli aristocratici puntigliosi, resi familiari dalla commedia goldoniana.

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