Fasani Remo

Remo Fasani è nato a Mesocco, nella valle grigionese della Mesolcina, nel 1922 ed è deceduto a Grono nel 2011. Ha frequentato le scuole elementari e secondarie del suo villaggio e ha proseguito gli studi alla Scuola Magistrale di Coira e alle Università di Zurigo (dove si è laureato) e di Firenze. Ha insegnato nelle scuole secondarie di Poschiavo e di Roveredo Grigioni e alla scuola cantonale di Coira. Dal 1962 al 1985 è stato docente di lingua e di letteratura italiana all'Università di Neuchâtel. A soli venticinque anni pubblica una raccolta di poesie nelle quali si dimostra autore di vivo talento, capace di individuare senza esitazioni uno dei temi essenziali della sua vocazione -il peso della solitudine dell'uomo e del poeta- manifestando una sorgiva natura di versificatore nato. Uomo di carattere riservato e litigioso, da autentico uomo di montagna quale lui stesso ha amato definirsi; cresce culturalmente alla scuola dei grandi toscani (Dante in primo luogo), quindi dei tedeschi (Hölderlin in particolare), per poi lasciarsi sedurre dal fascino delle filosofie orientali. Una forte vena ecologica lo ha, inoltre, spinto ad assumere atteggiamenti fortemente polemici, soprattutto nella difesa della sua valle natale, che pareva destinata a diventare deposito di ben sgradite scorie radioattive. L'opera poetica, considerata come il punto più alto della sua forza creativa, trova l'ispirazione nelle materie originarie che lui stesso aveva indicato: "quella della montagna e quella dell'impegno". Parafrasando le parole di Francesca Negri scritte in un saggio da lei dedicato al pensiero del poeta: "L'opera poetica del Fasani si delinea dunque in un duplice movimento. Verso la vita contemplativa che trova nella Natura (montagna) la sua dimensione ideale e verso la vita attiva che si traduce nell'impegno per un mondo da salvare. La prima fase del lavoro poetico di Fasani, dal 1943 fino ai primi anni sessanta, appare contrassegnata da una disposizione idilliaca. Presenza costante è il paesaggio, di cui lo sguardo descrittore capta soprattutto gli elementi maestosi. Un simile fondale incoraggia una tensione qualificabile come mistica: spesso nella natura alitano presenze arcane dai tratti angelici o femminili. La seconda fase segna una svolta nettissima e rientra a pieno titolo in una tradizione di poesia saggistica modellata su esempi lombardi (Parini, in primo luogo) ma non certo immune da altri influssi: Leopardi per il tono disilluso, la lirica cinese e Dante per il puntiglio ragionativo. La materia ispiratrice viene attinta non più dalle esperienze interiori, bensì dalla storia e, più spesso, dalla cronaca nella sua bruciante attualità. Remo Fasani ha scritto diversi saggi critici, soprattutto su Dante, ma anche sulla metrica, sui Promessi Sposi, su questioni linguistiche.

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Opere:
  • Senso dell'esilio : poesie 1944-1945. Poschiavo (Ed. di Poschiavo) 1945. (L'Ora d'oro ; 3)
  • Un altro segno. poesie. Milano (All'Insegna del Pesce d'Oro) 1965.
  • Qui e ora. Lugano (Pantarei) 1971. (L'Acero)
  • Senso dell'esilio. Orme del vivere. Un altro segno. Lugano (Pantarei) 1974. (L'Acero)
  • Oggi come oggi. poesie. Firenze (Il Fauno Editore) 1976.
  • Giornale minimo. Locarno (A. Dadò) 1993. (Il Cardellino)
  • Sonetti morali. Bellinzona (Ed. Casagrande) 1995. (Versanti)
  • A Sils Maria nel mondo (Book) 2000.
  • Un libello sulla Svizzera plurilingue. Locarno (Ed. Dadò) 2004.
  • Metrica, lingua e stile del Fiore. Firenze (Cesati) 2004.
  • Der reine Blick auf die Dinge = Il puro sguardo sulle cose : Gedichte italienisch und deutsch. Zurigo (Limmat Verlag) 2006.
  • Sogni. Ro Ferrarese (Book Editore) 2008.
  • Colloqui = Gespräche = Colloques : poesie tradotte dal tedesco e dal francese. Poschiavo (L'ora d'oro) 2010.
  • Le Poesie 1941-2011. Venezia (Marsilio) 2013.

Parte di testo da Giornale minimo

I trovatori (che nel testo si citano al n. 7) consideravano la primavera come la stagione più propizia alla poesia; e Remo Fasani sembra darne la conferma, in quanto i mesi di maggio e giugno del 1992 gli hanno valso queste quartine e anche le rispettive prose. Ma la primavera stessa, nel "Giornale minimo", appare solo di rado: il canto del merlo, il sibilo della rondine, la gentilezza di ragazza esotica, le rosa che un "asilante" vede sporgere da un muro.
Quasi tutto il resto è l'anti-primavera, o il gelido inverno la torrida estate del tempo in cui viviamo, e che trova la sua espressione in certi accadimenti emblematici: l'assassinio di Falcone, la violenza (spesso arbitraria) nei film e alla televisione, il saccheggio della Terra, la dottrina dell'America che si proclama governante del pianeta, le scorie radioattive e il Piz Pian Grand, l'evangelizzazione come nuova crociata, l'atteggiamento reazionario del vescovo Haas, la guerra aperta di alemanni e romandi contro l'uomo politico ticinese Flavio Cotti e perfino l'ora legale e una parola come attimino. I versi ne raccolgono il seme e le prose lo sviluppano al modo di un bonsai.

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