Daviddi Massimo

Massimo Daviddi, nato a Firenze nel 1954, vive fra Mendrisio, Chiasso, Milano. Si occupa da tempo di formazione degli adulti in ambito organizzativo, accompagnando persone e gruppi nelle loro riflessioni umane e professionali. Ha sviluppato progetti sull’integrazione sociale e culturale dei cittadini stranieri, con l’esperienza pilota per il Cantone Ticino di, “Chiasso, culture in movimento" e fondato la rivista on-line, www.bazarmagazine.ch. Attualmente collabora con il quotidiano “LaRegione” e con l’Associazione Culturale Popolare di Balerna: www.acpnet.org/cittadinanz. Da qualche anno, inoltre, collabora con la Fondazione Bibliomedia in qualità di giurato per il "Concorso di scrittura Tre Valli per giovani autori". Nel 2012 è il primo autore della svizzera italiana ad aggiudicarsi il premio federale di letteratura. In "Il silenzio degli operai", la sua terza e più matura raccolta di versi e concentrate prose, Massimo Daviddi ha raccontato, con un linguaggio scabro ed essenziale, la tenace autonomia degli oggetti anche più quotidiani e l’oscuro senso di minaccia che adombra i nostri giorni segnati dalla violenza improvvisa e immotivata. Nella sezione che dà il titolo al libro Daviddi ha poi saputo rievocare, con poetica pietas, la durezza delle condizioni di lavoro, ma anche la dolcezza dei momenti condivisi nell’esistenza delle persone che vivevano nelle periferie delle città, ai margini della storia. Su LaRegione Ticino del 5.12.12 Claudio Lo Russo scrive: A Massimo Daviddi piace la forza lenta e persistente delle verità sussurrate. È un poeta che cerca la vita ai margini, dove è più fragile, vulnerabile, vera, "perché non c'è più un centro a darci una risposta". Un uomo in cui umiltà e sensibilità sono valori, anche autorali, imprescindibili; per schiudere l'esistente laddove rivela un frammento di autenticità, penetrare le vite degli altri, spesso offese o dimenticate, cui ridare voce e dignità (...). Nella prefazione al libro di Poesie "Madre Assenza" del 2017 Maurizio Cucchi scrive: "(...) Daviddi è un poeta la cui ricerca è fortemente radicata nel presente, e lo si vede bene, per nostra fortuna, nella piena consapevolezza stilistica, in quel suo alternare versi e brevi testi in prosa con impeccabile efficacia. E nel connettere le varie parti in un ampio organismo libro tanto discreto e sobrio quanto sottilmente emozionante.(...)

Links
www.culturactif.ch/ecrivains/daviddi.htm

www.premiletteratura.ch/it/premi-federali-di-letteratura/massimo-daviddi/

Opere:
  • “Una raccolta di inediti” in Almanacco dello Specchio.Poesia. Milano (Mondadori, pp. 121-125) 2007.
  • L'oblio sotto la pianta. Bellinzona (Casagrande) 2005.
  • Zoo Persone. Balerna (Ulivo) 2000.
  • Il silenzio degli operai. Milano (Edizioni La vita felice) 2012.
  • Gli amici di Lucia. Balerna (Ulivo) 2015.
  • Madre Assenza. Milano (La Vita Felice) 2017

Premi:
  • Premio federale di letteratura 2012

Parte di testo da Madre assenza

Prefazione di Maurizio Cucchi:

E del resto cosa sai del tempo, dei fatti che accadono? Mentre vai al negozio dicono che un corpo è stato trovato nel lago, galleggiava sbattendo, allora sali verso casa e vedi un signore seduto all’angolo della strada, lo vedi spesso in pantaloncini corti, fermo, immobile; guarda indietro pensi, guarda dove nessuno vuol più guardare e così lo lasci a se stesso. Poi ci ripensi, torni, cerchi i suoi occhi.

Seguo con interesse da molto tempo la poe-sia di Massimo Daviddi, che nel suo tono, nella sua pronuncia e nel suo sensibilissimo sguardo sull’umano reale risulta persuasiva e perfettamente riconoscibile. Eppure si muove, per sfumature sottili, progredisce e diventa sempre più se stessa.

In questa sua Madre Assenza, Daviddi conferma la natura del suo sguardo sul mondo, la pietas che sorregge la sua testimonianza, il persistere e mutare di un’avventura che si svolge in territorio apparentemente angusto, in una zona di confine, dove sa cogliere innumerevoli immagini devote di quieta vita silenziosa, o silenziosa per i più, nel generico frastuono dell’epoca. Immagini di semplice naturalezza dell’esserci, nel cuore di una ritualità feriale, in apparenza minimale eppure quasi sacra, come dolcemente e domesticamente alonata di vero, eppure mirabilmente transitoria, colta nell’incancellabile istante, forse prima di un inevitabile, misterioso, eppure atteso, proiettarsi altrove.

Daviddi è un poeta la cui ricerca è fortemente radicata nel presente, e lo si vede bene, per nostra fortuna, nella piena consapevolezza stilistica, in quel suo alternare versi e brevi testi in prosa con impeccabile efficacia. E nel connettere le varie parti in un ampio organismo libro tanto discreto e sobrio quanto sottilmente emozionante.

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