Borioli Alina

Alina Borioli (1887-1965) è nativa di Quinto (Val Leventina). Una progressiva cecità la costrinse assai presto a lasciare l'insegnamento nelle scuole elementari di Lavorgo e di Russo e gli ulteriori studi pedagogici, all'Istituto Rousseau di Ginevra. Di lei Emilio Bontà (1936) potrà dire che "nella chiarità interiore e nella vivacità del ricordo trovò un compenso al perduto privilegio della vista". Instancabilmente la Borioli si diede a raccogliere, con intelligente amore, leggende, aneddoti, usanze della Leventina. Ne scaturirono alcune pregevoli pubblicazioni, tra cui, oltre all'operetta "La vecchia Leventina", si possono citare: "Leggende di Leventina, Fanciullezza lontana", e un libretto, "Vigilia di sagra", musicato poi da Arnaldo Filipello e rappresentato nel 1928. La Borioli scriveva poesie nel suo dialetto dell'alto Ticino e coltivava, anche per iscritto, una sua attitudine a raccontare fiabe e storie del passato. Si fece notare con le sue poesie, e soprattutto per "l'epica" "Ava Giuana", in cui il dramma di un paese di montagna è restituito, evitando ogni patetico naturalismo, da suggestive cadenze onirico-litaniche. Alina Borioli collaborò con il settimanale "Cooperazione", sotto lo pseudonimo "Abete".

Opere:
  • La vecchia Leventina. Bellinzona (Leins-Vescovi) 1926 - 2a Ed.: riveduta. Lugano (Ed. del Cantonetto) 1973. (Aria di casa)
  • Vigilia di sagra. Lugano, (Arti grafiche) 1928.
  • Leggende di Leventina. Bellinzona (Leins-Vescovi) 1926.
  • Fanciullezza lontana. Bellinzona (Ed. svizzere per la gioventù) 1926.
  • Leggende di terre lontane (a cura di). Bellinzona (Edizione La scuola) 1930.
  • Vecchietti nostri. Lugano (Tipografia Luganese) 1938.
  • Carloto e Luzia. Zurigo (ESG) 1958 (illustrazioni Giovanni Bianconi).
  • Da birichino a uomo di cuore. Zurigo (ESG) 1958.
  • Vos det la faura. Lugano (Ed. del Cantonetto) 1964.
  • La Vecchia Leventina. Lugano. (Ed. del Cantonetto) 1973.
  • Beta da Lürengh. Locarno (Ed. Il Salice) 2008.

Parte di testo da La vecchia Leventina

I racconti e le rievocazioni della Borioli hanno il tono casalingo, la semplicità del discorso al focolare, d'inverno; nella loro povertà fantastica sono uno specchio fedele dello spirito realistico della popolazione. Il libro è schietto, immediato, vivace, insieme lepido e accorato, pieno di cose certe, di riferimenti, di dati, di nomi: ma la concretezza (venata ora di nostalgia ora anche di affettuosa ironia) non si disgiunge quasi mai da un'atmosfera poetica, ch'è premessa a intendere la poesia più alta di "Vos det la Faura".

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