Bianconi Vanni

Vanni Bianconi (1977) è nato a Locarno e vive a Londra dove si occupa di traduzione (in particolare W.H. Auden e W. Somerset Maugham). Laureato in Lingue e letterature straniere all'Università Statale di Milano, ha lavorato, dal 2005 al 2009, per la casa editrice Casagrande di Bellinzona. Atualmente è direttore artistico del festival di letteratura e traduzione Babel. La sua poesia (e in particolare la sua raccolta più importante, Ora prima) ha un andamento narrativo, benché ricco di ambiguità e annuvolamenti improvvisi. Versi capaci di tenerezza ma soprattutto inquieti, dove prevale lo smarrimento. Raccontano di paure e rapporti travagliati attraverso personaggi smaniosi, talvolta disperati. Con un io lirico che osserva, interroga, ascolta.

Links
vannibianconi.blogspot.ch/

www.culturactif.ch/inedits/bianconi.htm

www.babelfestival.com/

Opere:
  • Paura dei morti. Milano (Marcos y Marcos) 2004 (in Autori vari, Ottavo quaderno italiano di poesia contemporanea, a cura di Franco Buffoni).
  • Ora prima. Sei poesie lunghe. Bellinzona (Casagrande) 2008.
  • Il passo dell’uomo. Bellinzona (Casagrande) 2012.

Parte di testo da Il passo dell'uomo

Fabio Pusterla scrive: "Il titolo di questo libro coagula in sé il valore profondo dell’opera di Vanni Bianconi, che raggiunge qui la piena maturità espressiva. V’è il senso del camminare lungo un percorso esistenziale e umanis- simo, fatto di fatica e di gioia, di ostacoli e di ritmo da scoprire e mantenere. E il ritmo è appunto una delle più vitali componenti di questa poesia, che sa esprimersi ormai in forme variegate, ora tradizionali e ardue, come la sestina dantesca, ora volutamente più libere. Nelle tappe del suo incedere, Bianconi incontra se stesso, la sua storia familiare, le esperienze essenziali della vita – la morte, l’amore, la paternità –, eppure ogni tratto del viaggio si apre alla imensione più vasta della vita collettiva, della memoria e della speranza non di un semplice io ma di un commosso noi, appena mormorato ma non per questo meno pregnante, meno intenso. Ma Il passo dell’uomo è anche il varco periglioso, la bocchetta da raggiungere nella vita e nella scrittura che chiede impegno e tenacia, e romette qualcosa: una possibile rifondazione, una crescita, forse una vita nuova. Un dialogo, anche, aperto e franco con i propri maestri e con i compagni di strada, che l’autore chiama a fraterna raccolta dai due vastissimi territori culturali a lui noti e cari: la tradizione italiana e quella anglosassone. E così, nella pagina conclusiva spirata a Silvia Plath, gli umili funghi che salgono capar- biamente dal basso possono davvero dire, con l’autore: or ora erediteremo la terra".

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