Alberti Don Francesco

Don Francesco Alberti, è nato a Bedigliora nel 1882. E' morto nel 1939. Fu redattore del "Popolo e libertà" a Lugano e a Bellinzona dal 1916 fino alla morte. I suoi articoli di commento ai bollettini della prima guerra mondiale eran letti avidamente tanto il loro autore rivelava rare conoscenze militari, geografiche e politiche. Ma dove la personalità dell' Alberti emerse risolutamente fu nella assidua e coraggiosa campagna da lui condotta contro le dittature di destra e di sinistra. Oltre che come sacerdote e giornalista egli fu attivo anche come romanziere, pubblicando però solo due romanzi e alcune novelle. La sua opera più importante "Il Voltamarsina" descrive, talora con autentico brio e accenti di verità, le beghe politiche anche minime del Cantone, le ricorrenti lotte tra conservatori e liberali per la conquista del potere nel Cantone o nei comuni ticinesi, le grandi manovre preelettorali, il galoppismo, il clientelismo, il fanatismo becero che condiziona duramente rapporti interfamigliari, matrimoni, alleanze di clan, parentele, ecc. Nella quarta ristampa del "Voltamarsina" Enrico Celio ricorda: "L'Alberti fu uomo di spirito, un gaio e sottile umorista. Al quale non sarebbe spiaciuto d'essere paragonato al cuciniere che pratica l'arte magica di quelle mescolanze onde van pazzi i ghiottoni. Non per nulla, aveva assunto lo pseudonimo, adottato dallo scrittore cinquecentesco Teofilo Folengo, di "Merlin Coccaio": frate e scrittore burlesco, astuto, goloso". Del "Voltamarsina" è stata, recentemente, effettuata una trasposizione televisiva.

Links
www.rsi.ch/scrittori/scrittore.cfm?IDc=586

Opere:
  • Il Voltamarsina. romanzo. Bellinzona (Istituto Editoriale Ticinese) 1932.
  • Peredicate sui tetti. Bellinzona (Istituto Editoriale Ticinese) 1936.
  • Diavolo di una ragazza! Romanzo storico malcantonese. Bellinzona (Istituto Editoriale Ticinese) 1939.

Parte di testo da Il Voltamarsina

La vita di famiglia nelle luci e nelle sue ombre, i costumi religiosi, politici, ricreativi, le peripezie dell'emigrazione, della vita militare col richiamo delle dure vicende del servizio attivo di frontiera, balzano a lato attraverso l'azione dei personaggi principali e secondari, dandoci un quadro bellissimo di vita ticinese. Il dialetto malcantonese sulla bocca dell'uno e dell'altro protagonista dei dialoghi, dà al racconto vivacità, naturalezza, ed efficacia sorprendenti, senza nuocere al lavoro dal punto di vista letterario linguistico; conferendogli i pregi di opera folcloristica, unica, crediamo, nel nostro Cantone. Il carattere moralizzatore del libro è fuori discussione. Ogni errore, ogni vizio, ogni peccato, senza resipiscenza, ha la sua espiazione o la logica e giusta condanna; la virtù, la buona fede, la retta intenzione hanno degna cornice, il giusto premio, il finale trionfo.

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