Todisco Vincenzo

Vincenzo Todisco, scrittore grigionese di origini italiane, è nato nel 1964 a Stans e vive a Rhäzüns (GR). Laureato in letteratura italiana e francese all'Università di Zurigo è oggi docente presso l'Alta Scuola pedagogica di Coira ed è stato, dal 1998 al 2003, redattore dei Quaderni grigionitaliani. Tutti i suoi romanzi sono apparsi anche in traduzione tedesca e hanno ricevuto numerosi riconoscimenti.

Bibliographie :
  • Il culto di Gutenberg e altri racconti. Locarno (Dadò) 1999.
  • Angelo e il gabbiano. Bellinzona (Casagrande) 2003 (libro per ragazzi).
  • Maremoti. Voci letterarie dai Grigioni (Antologia).
  • Quasi un western. Bellinzona (Casagrande) 2003.
  • Il suonatore di bandoneón. Bellinzona (Casagrande) 2006.
  • Rocco e Marittimo. Bellinzona (Casagrande) 2011.
  • Toro. Zurigo (Edizioni Svizzere per la Gioventù) 2015
  • Il vento freddo dell'Altipiano. Racconti. Locarno (Dadò) 2015

Extrait de Rocco e marittimo

Da una recensione di Daniele Dell'Agnola: È il 1965. Irvando e Santina Tarantino partono per la Svizzera. Sul treno, zeppo di migranti provenienti dal Sud Italia, la bellissima Santina partorisce un bimbo che sarà chiamato Marittimo. Qualche carrozza più in là è nato Rocco. Sul “treno della speranza” si festeggia il doppio evento. Nella babele dei dialetti, i neonati vengono alzati al cielo come trofei e alla fine scambiati sotto gli occhi di un prete che è solito accompagnare questa gente fino a Zurigo. Nel caos Don Curte cerca inutilmente di urlare l’accaduto, ma nessuno gli dà ascolto. Il fatto diventa memorabile e prende vita un racconto malinconico, a tratti divertente e molto attuale. Rocco e Marittimo, l’ultimo romanzo di Vincenzo Todisco, è una storia nella quale si recupera il senso della parola e l’importanza di narrare il travaglio di migliaia di immigrati che negli anni Sessanta e Settanta sono venuti in Svizzera per lavorare, costruire, migliorarsi: “Erano anni duri. Gli emigranti sentivano parlare di uno che si chiamava Schwarzenbach e che li voleva mandare via. Questo succedeva perché i Gastarbeiter erano troppi. Li avevano chiamati a lavorare, ma poi erano diventati troppi. E da quell’essere troppi era venuta fuori la paura della Überfremdung, il sospetto che quei poveracci avessero potuto cambiare il volto del paese. Erano diventati un problema.”(p.180)

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