Beretta Remo

Remo Beretta (1922-2009) nativo di Leontica, in val di Blenio (non lontano da dove sono nati Ubaldo Monico e Giovanni Genucchi, pure essi, come Beretta, ricercatori nella direzione di una semplicità sotterranea entro le rispettive discipline: la silografia e il taglio diretto nella pietra o nel legno), è stato autore di una prosa strenuamente compatta: la scrittura aspira in lui a suggestioni essenziali, per cui gli occorre che il tema sia naturale e imperioso: (per parafrasare parole di Emilio Cecchi) un luogo comune del sentimento, da investire e saturare, senza possibili evasioni, la capacità emotiva del lettore. Per vivere, come la maggior parte degli scrittori della Svizzera italiana, ha fatto l'insegnante. Ha pubblicato pochissimo, anche per una sempre più caparbia volontà di "messa tra parentesi", di cancellazione di sé: già visibile fin dall'uso dello pseudonimo per un libro di racconti, Martino della Valle. Alla stessa volontà va attribuita la scelta della qualifica aggiunta al proprio nome nell'elenco telefonico (almeno per vari anni): "impiegato dello Stato". Anche nel settore della critica questo lettore acutissimo ha pubblicato con estrema parsimonia (su Luzi, su Svevo, note introduttive a scrittori del luogo come Canonica, Monico, il pittore Gualtiero Genoni, e il fratello Sandro). Nel 1953 è uscita una piccola raccolta di sue traduzioni poetiche (Versioni, Lugano, Il Roccolo), dove il Beretta, parlando del poeta inglese Hopkins, dice tra l'altro (e sembra quasi che parli di sé): "Hopkins, si direbbe, lavora per blocchi; gli oggetti, in primo piano, ne risultano come tagliati; il tessuto è d'una struttura ardita ...". Occorrerà finalmente segnalare l'attenzione che Beretta ha rivolto, in forma di intervento pubblico (ma diradando poi questi interventi fin quasi al limite dello zero) in due settori diversi: quello del bene pubblico (problemi di economia-politica della sua valle, per esempio) e quello delle arti figurative: sempre con scrittura tesa.

Liens
www.gdp.ch/articolo.php?id=264

Bibliographie :
  • Il cane dei contrabbandieri. poesie e diario. Bellinzona (Salvioni) 1949.
  • Sette racconti. Lugano (Cenobio) 1964. (Collana di narrativa)
  • Nella immaginativa di infanzia e adolescenza. Lugano (Il Cantonetto) 2002.
  • Sette racconti (con lo pseudonimo di Martino Della Valle) Locarno (Ed. Dadò) 2002.
  • Classici e dialetto (con Giovanni Orelli) Balerna (Ed. Ulivo) 2008.
  • I giorni e la morte (a cura di Sofia Marazzi) Locarno (Dadò) 2015

Extrait de I giorni e la morte

Questo romanzo, immediatamente dettato all’autore dalla perdita del fratello in età giovane, narra dell’ultima fase della vita di Silverio nel vissuto del paziente e dei congiunti: è un inseguire la malattia e la morte, riflettendo sul senso della vita, sull’incomprensibilità del mondo e delle persone, ed è espressione del sentimento dell’esistenza. Redatto in meno di un anno nel 1961, mantenuto inaccessibile per oltre cinquant’anni, questo testo inedito sorprende per la lingua compatta ed essenziale e per la singolarità stilistica.

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