Alborghetti Fabiano

Fabiano Alborghetti, poeta, è nato a Milano nel 1970 e attualmente vive e opera a Lugano. Oltre che occuparsi di poesia collabora con riviste letterarie, scrive per il teatro ed è fotografo. Nel 2008 ha rappresentato la Svizzera a San Francisco per l’"International Poetry Festival Other Words" (su invito del Consolato Generale di Svizzera) e l’Italia all’ VIII Settimana della Lingua Italiana nel Mondo (su invito dell’Istituto Italiano di Cultura). Nel 2009 ha rappresentato la Svizzera in Slovenia al "Medana International Poetry Festival". È stato tradotto in 6 lingue, dirige la collana "Free Press" per "Le Voci della Luna editore", ha creato e conduce la trasmissione radiofonica "La voce di Gwen" per Radio Gwendalyn (la prima Radio Web della Svizzera italiana). L'autore nel 2017 entra nel consiglio direttivo della A-D-S (Autrici ed Autori della Svizzera) e, nel maggio dello stesso anno, pubblica il romanzo/poema "Maiser (l'uomo del mais)" per i tipi della prestigiosa casa editrice Marcos y Marcos. Il volume, nel suo genere, è un unicum in Svizzera per quanto concerne il mercato italofono. Alborghetti per scriverlo ha impiegato sette anni di ricerca e un anno di redazione. Il libro racconta la storia di una famiglia italiana che nel primo dopoguerra emigra in Svizzera in cerca di lavoro e la segue con il linguaggio della poesia fino ai giorni nostri.

Liens
www.fabianoalborghetti.ch/

Bibliographie :
  • Verso Buda. Faloppio (LietoColle) 2004.
  • L’opposta riva. Faloppio (LietoColle) 2006.
  • Registro dei fragili, 43 Canti. Bellinzona (Casagrande) 2009.
  • Supernova. Forlì (Edizioni L'Arcolaio, 2011.
  • Registre des faibles. Lausanne (Editions d'en bas) 2012.
  • L'opposta riva (Dieci anni dopo). Milano (La vita felice) 2013.
  • Maiser (l'uomo del mais). Milano (Marcos y Marcos) 2017.

Extrait de L'opposta riva

Da una recensione di Orazio Dotta: (...) Alborghetti ha trascorso parte del suo tempo nei campi di permanenza temporanea, in questura, nei “ghetti” in cui i clandestini sono fatalmente confinati. Si è calato anima e corpo in un mondo parallelo, vivendo in prima persona i disagi degli emarginati e scegliendo il codice poetico per restituire il vissuto con grande maturità e soprattutto senza facile retorica come opportunamente ci ricorda nella prefazione Giampiero Neri: "La forma, lo stile che ne caratterizzano la qualità (della poesia), stanno in un linguaggio chiaro, diretto, a volte anche teso, che non concede niente alla retorica e fa segnare al percorso espressivo di Alborghetti, infine alla sua poesia, un momento importante di raggiunta e compiuta maturità".

Il tema non è di quelli facili, è evidente, e per certi versi anche un po’ scomodo. Le problematiche relative allo sbarco dei clandestini nella vicina Italia, alla loro gestione e al loro peregrinare negli Stati confinanti sono ben lungi dall’esser risolte; è un problema politico ed istituzionale, oltre che umano, di non facile soluzione.

Le tre sezioni che suddividono il libro - Mentre cambia il tempo, la nube o il secolo che sia, Il presente che ci resta, L’opposta riva - ci permettono di avvicinarci, a tratti con garbo a tratti con forza, ad una realtà che ci viene restituita in tutta la sua complessità. Una realtà fatta di esclusione, sofferenza, incomprensione ma anche di speranza e aspettativa: Partiva a caso certe volte con la nostalgia / per un luogo dove non era mai stato veramente / apriva le parole stilando particolari minimi: così incontenuto / spandeva il ricordo elencato tra l’andare e il ritorno / consumando senza scissione. Questa è la vita del transfuga / diceva: senza un luogo preciso cui appartenere / e troppo dentro gli occhi su cui fermare.

I tre segmenti che caratterizzano L’opposta riva fungono da tappe intermedie di un peregrinare scomposto: il distacco, il periglioso cammino e la nuova vita che sfugge alle attese iniziali. Un’esistenza, certificata in prima persona dall’autore, che si presenta come un girone infernale costituito da stenti, incomunicabilità e disagio interiore. Ho vent’anni di scintille mi diceva ma sono un corpo / che stazione senza scampo: chiedo poco giusto il giusto / per campare ma non basta. Altro non ricordo ripeteva / per avere le parole: dammi altro che il denaro dammi un senso…

La poesia, dunque, si fa cronaca, la cronaca si fa poesia. Il linguaggio conciso e apparentemente scarno apre alla riflessione. Permette di soffermarsi ad ogni pagina per amplificare il pensiero e renderlo proprio. La ricerca estetica della composizione, che cerca di amalgamare il dire poetico con il linguaggio tentennante dei protagonisti, stride con la mancanza di estetica del mesto vivere quotidiano, restituendocelo in tutta la sua cruda verità: Raccontava del mestiere svolto a casa, degli studi / le ripetizioni e certi viaggi per concerto: è cambiata la mia vita / e le mani storte adesso nascondeva per vergogna. Suonava / ancora: le mani rotte dai plotoni lo ricordano il mestiere, diceva…

I 67 affreschi che compongono il libro costituiscono un’utile lettura in un’epoca in cui l’intolleranza e la paura verso i diseredati sembrano essere di grande attualità. Il primo impegno al tempo nuovo mi indicava, il foglio / tra le mani su cui rideva in girotondi. La busta paga / da la prova che il pane che si mangia è guadagnato mi diceva / nessun sospetto ora, che si vive alle spalle di qualcuno…

L’opposta riva, pubblicato per la prima volta nel 2006, è giunto alla sua quinta edizione. Fabiano Alborghetti ha fatto centro.

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