Soldini Jean

Jean Soldini è nato nel 1956 nella Svizzera Italiana. I suoi studi sono volti a delineare una metafisica alimentata da un’estetica dell’ospitalità, capace di qualche ricaduta nella quotidianità minuta come antidoto all’arroganza di un pensiero autoritario che, coi suoi travestimenti multiformi, è minaccia mai debellata contro l’esistente concreto e meticcio nel suo essere-con-altro. Soldini ha studiato a Parigi, dove nel 1995 ha ottenuto, all'Univeristé de Paris-VIII, l’Habilitation à diriger des recherches (18e Section du Conseil National des Universités: Esthétique et Sciences de l’art. Presidente della commissione esaminatrice: Jacques Rancière) dopo un dottorato di ricerca in filosofia diretto da René Schérer e un precedente dottorato di ricerca in ambito storico-artistico diretto da Frank Popper. Insegna da oltre 30 anni; da 29 anni nel Centro scolastico per le industrie artistiche (CSIA) di Lugano dove è stato tra i fondatori e responsabile del Liceo artistico. Docente nella Scuola superiore d’arte applicata (Architettura d’interni, Grafica illustrativa e Decorazione murale) e nella Facoltà di Teologia di Lugano, ha tenuto corsi nel Dipartimento di arti e antropologia del sacro dell’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e nella Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana. L'incontro fra formazione storico-artistica e filosofica è rinvenibile fin dall'inizio del suo percorso, con un accentuarsi nel tempo dell'indagine filosofica in cui Gilles Deleuze è stato e continua a essere per Soldini una presenza decisiva, per la sua lezione di metodo e di libertà, pur nel dialogo con autori che da anni lo accompagnano e vanno da Lévinas a Derrida e a Schérer, da Heidegger a Arendt, da Agostino a Balthasar, da Feyerabend a Bateson e a Péguy. J. Soldini è stato critico d'arte per la Radio della Svizzera Italiana dal 1981 al 1984, membro della Commissione cantonale dei monumenti storici ed artistici dal 1984 al 1989, membro della Commissione scientifica del Museo Cantonale d'Arte dal 1989 al 2001. Tra il 1985 e il 1990 ha curato la riorganizzazione della Pinacoteca Cantonale G. Züst di cui ha pubblicato il catalogo nel 1988. Tra il 1982 e il 1988 è stato redattore e poi condirettore della rivista “Cenobio”. Fa parte del comitato del sindacato docenti dell'Organizzazione Cristiano Sociale Ticinese (OCST).

Links
https://sites.google.com/site/jeansoldiniwebsite/bibliografia

Werke:
  • Cose che sporgono, poesie nella collana Quadra delle edizioni “alla chiara fonte”, con un disegno di Bruno Pinto, Lugano (Alla chiara fonte) 2004.
  • Neppure un merlo e Fuori dell'accampamento (2 poesie), in AA. VV., Quel che resta del cielo, Lugano (Alla chiara fonte) 2006.
  • Bivacchi, prefazione di Marco Martinelli, Balerna (Edizioni Ulivo) 2009.
  • Derma forse d'eternità, in Una presenza discosta. Testimonianze di amici in ricordo di Mario Agliati 1922-2011, Lugano (Cantonetto) 2012.
  • Distrarsi, poesia inedita, in http://www.belticino.ch.
  • Tenere il passo, prefazione di Jean-Charles Vegliante, Faloppio (Edizioni Lietocolle) 2014.
  • Alberto Giacometti. L’espace et la force, Parigi (Éditions Kimé; collection “Esthétiques”)2016
  • Per le altre opere di saggistica rimandiamo al sito web dell'autore (vedi links)

Auszeichnungen:
  • "Cose che sporgono" raccolta di poesie designata "Libro della Fondazione Schiller svizzera 2005".

Textausschnitt aus Tenere il passo

Dalla prefazione di Jean-Charles Vegliante: Chiara metafora di vita e di poesia – e quest’ultima per forma espressiva e contenuti, com’è ovvio, insieme –, la scelta dell’impegno a “Tenere il passo”. Si penetra in questo libro di Soldini senza biso-gno di effrazione, senza calate in apnea, senza inutile “febbre”: basta come filo d’aria lasciarsi portare dalle lievi risonanze – in testa fra “Luce” e “Linea”, oppure in rima fra “estrema” e “preme”, ché tale ci accoglie, per lo meno, il primo testo Con le dita entra: “Luce. / Li-nea estrema. / Con le dita entra / e tasta / e preme”. Materia gentile, sospesa o imponderabile, esatta. Sempre “nell’esattezza / della sua / statura”. Il soggetto, tenuto a distanza, è quanto mai sfuggente, restio al coinvolgimento personale di un io assente, pura luce e aria e invi-sibile processo interiore: “Rogo che nulla distrugge / e in cui la feb-bre non cresce.” – Cura attenta al linguaggio laconico del verso…

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