Pedrozzi Raffaele

Raffaele Pedrozzi, nato a pregassona nel 1945, di professione è medico. Come scrittore esordisce nel 2009 con "Fatti evenescenti"; romanzo che inaugura la Collana "Salvioni narrativa" dell'editore bellinzonese Salvioni. Il racconto presenta una serie di piccole vicende legate a personaggi curiosi e affascinanti che aiutano a ricordare un’epoca indirizzata a grandi passi verso le nuove sfide della modernità. Un’evoluzione di un Paese e dei suoi abitanti che comunque non perde d’occhio i propri caratteri costitutivi e le proprie radici culturali e religiose. Tra i tanti l’autore ci racconta di un giovane adolescente alle prese con i problemi della pubertà, di una zia bigotta che s’innamora di un immigrato siculo, di un sacrestano combattuto tra la sua fede e le sue pulsioni amatorie. Nel 2010 Pedrozzi pubblica "Le acrobazie dei gracchi", ispirato a un perido della proria vita trascorso in Perù.

Werke:
  • Fatti evanescenti. Bellinzona (Salvioni) 2009.
  • Le acrobazie dei gracchi. Bellinzona (Salvioni) 2010
  • Fiori di plastica. Bellinzona (Salvioni) 2015

Textausschnitt aus Le acrobazie dei gracchi

Del libro il filosofo Franco Zambelloni scrive: "A Sandéa, località sperduta del Perù oltre la catena delle Ande, tra cupe foreste, piogge torrenziali, splendori d’orchidee, il giovane medico Fred Madrigale esercita la sua professione. Ha voluto fuggire l’ipocrisia, i falsi sorrisi e l’efficiente organizzazione di un ospedale elvetico per essere medico in una terra povera e pericolosa. Abbandonando il teatro dell’ipocrisia civile, Madrigale penetra però a poco a poco nel buio di un’altra e più pericolosa scena teatrale, dove occorre sempre guardarsi le spalle e muoversi con cautela tra le rivalità politiche, gl’intrighi, la declamazione retorica e la corruzione, l’avidità, la miseria, l’alcolismo, la violenza. Sullo sfondo di una natura primitiva emergono, con aperta crudezza, bagliori di umanità e frammenti d’amore, tenebre di depravazione, crudeltà e ferocia. In una terra dove le passioni erompono con primordiale violenza, risuona più vera che mai la desolata sentenza di Sofocle: «Molte sono le cose terribili, ma nulla è più terribile dell’uomo». Dalla patologia dei corpi, dunque, a quella delle anime: lo sguardo indagatore del medico-scrittore e la sua narrazione letteraria illuminano sinistramente la natura dell’ «animale folle», e spingono la comprensione dell’umano a quelle soglie che solo la buona letteratura sa varcare".

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