Origoni Claudio

Claudio Origoni (1944/2016), padre svizzero e madre di origini bergamasche, è stato scrittore, pubblicista e grande lettore. Per oltre trent’anni è stato docente di italiano nelle scuole medie e da sempre si è occupato di letteratura per ragazzi; in questo ambito ha curato una rubrica di segnalazioni librarie sul "Corriere del Ticino" ed è stato membro della giuria del "Concorso di scrittura Tre Valli per giovani autori". È stato autore di racconti per adulti e per ragazzi e di saggi. È tra i curatori di “Eugenio Montale. L'arte di leggere : una conversazione svizzera” (Novara: Interlinea, 1998) e dei libri di letture per la scuola elementare "Trova tempo" e "Tempo di poesia" con Federico Martinoni. Nel 2008 ha pubblicato un libro di racconti dal titolo “Nini. Storia di un'infanzia” (Balerna: Ulivo, 2008), in cui rivive le sue due infanzie con una “sofferenza a posteriori” al di qua e al di là del confine: l’una ticinese e rigorosa, sguarnita di parole, nutrita di caffelatti e purgata dalla magnesia; l’altra bergamasca, svagata e assolata, tutta sfrenatezza, scoperte e libertà. A questa raccolta ne è seguita una seconda dal titolo "La fedeltà delle stagioni" (Balerna: Ulivo, 2011) i cui racconti, sempre legati al tema dell'infanzia e dell'emigrazione appaiono come capitoli di un’unica storia, peraltro già collaudata nell’omologa serie del precedente libro. A proposito della sua scrittura ha dichiarato: (...) "Sono uno scrivente più che uno scrittore. (La distinzione si deve a Roland Barthes, il Barthes dei “Saggi critici”.) Lo scrittore compie una funzione; lo scrivente un’attività. Per lo scrittore “scrivere” è verbo intransitivo: per lo scrivente il contrario. Come dire che mi piace scrivere su ordinazione e su temi diversi. Mai controvoglia. Così, su richiesta: liberamente o per affrontare un argomento. Scrivo a partire dal vero, dal concreto, cercando di applicare i preziosi suggerimenti di Nathalie Goldberg, Vincenzo Cerami e Luca Canali, tra gli altri. Ho tentato di farlo con “Nini”, un libro di racconti, usando l’infanzia come “combustibile della scrittura”. (Devo il sintagma a Sandra Petrignani, autrice di “Dolorose considerazioni del cuore”). Scrivo quando viaggio, e cioè quando l’estraniamento, prima che un dato mentale, è un fatto concreto. Spaziale. O a volte così, per impulso, senza preoccuparmi troppo di dove e come andrà a finire il discorso. Lo dicono coloro i quali si occupano di scrittura creativa". (...)

Werke:
  • La luna di Zora. Zurigo (Edizioni Svizzere per la Gioventù) 1996.
  • Filastrocche col cappello (a cura di Federico Martinoni). Zurigo (Edizioni Svizzere per la Gioventù) 1984.
  • Parole e immagini della Svizzera italiana in "Strategie. Materiali e moduli di lavoro per l’educazione linguistica” (con Gisella Moroni e Elio D’Aniello). Corso di letture diretto da Tullio De Mauro, 3 voll, Milano (CETEM) 1994.
  • Eugenio Montale. L'arte di leggere : una conversazione svizzera (con Soldini, Fabio; Rabiolo, Maria Grazia; Motta, Uberto). Novara (Interlinea) 1998.
  • Occhio matto e cuore tenero. Zurigo (Edizioni Svizzere per la Gioventù) 2003.
  • Un paiche per amico. Balerna (Ulivo) 2004.
  • Giovanni Croci e il ‘Corriere del Ticino’ (con Maria Grazia Rabiolo). Lugano, 2004.
  • Tempo di poesia : poesie per le classi 3a, 4a, 5a elementare (con Federico Martinoni). Bellinzona (Salvioni) 2005.
  • Trova tempo : libro di letture per le classi 3a, 4a, 5a elementare (con Federico Martinoni). Bellinzona (Salvioni) 2007.
  • Un anno con Ugo Bau. Zurigo (Edizioni Svizzere per la Gioventù) 2006.
  • Nini . Storia di un’infanzia. Balerna (Ulivo) 2008.
  • Arzo, memoria di pietre : inventario dei portali del paese. Arzo (Comune di Arzo) 2008.
  • La fedeltà delle stagioni : ‘Dove tu dolce manchi...’. Balerna (Ulivo) 2011.

Textausschnitt aus La fedeltà delle stagioni

Da una recensione di Stefano Vassere: (...) "non è difficile considerare la serie di sedici racconti di infanzia ed emigrazione di questo nuovo libro come capitoli di un’unica storia, peraltro già collaudata nell’omologa serie del precedente “Nini. Storia di un’infanzia” del 2008. Una vicenda che aggira volentieri sbadigli e distrazioni perché evita il più possibile al lettore i pronomi «bassi» del paradigma: io e tu cedono volentieri il passo alla deissi di lui, lei, loro, i nostri vecchi, i nostri paesi e «se il libro è quello che è, è perché l’io è un avverbio di luogo dal quale nascono le storie le vite e i ricordi di quel paese della Valle della Guerna che è Adrara San Martino». Adrara appunto, che da un lato è terra di fiere famiglie ticinesi-bergamasche, i Valtulini, i Volpi, i Chinotti, e dall’altro è una specie di gigantesco campo simbolico e metaforico di quei flussi migratori di prossimità che caratterizzarono le nostre terre nei primi decenni del Novecento.

Le stagioni sono due, fondamentalmente: l’inverno produttivo e freddo nelle terre del Mendrisiotto, l’estate oziosa e per molti aspetti illimitata nella Bergamasca dove i protagonisti trascorrono le vacanze. Le figure sono più che altro quelle della famiglia, che abita a vario titolo questa doppia latitudine. Su tutte, una teoria di donne, di diverso statuto: zie e ziette delegate al paziente lavoro domestico e dell’immediata attività contadina, cugine più o meno dirette cui tocca lo sdoganamento di affetti, pulsioni, primi formicolii di sensualità, madri per un mondo più intimo e personale. Poi, quasi complementare, si agita un ingombrante e un po’ sbruffone mondo maschile, esemplificato dai rientri all’alba da bar e risate di uno zio, lo zio Angelo: la relazione parentale mediata è la più adatta, secondo noto stilema, e quindi la più innocua e meno impegnativa.

Con “La fedeltà delle stagioni” Claudio Origoni consegna finalmente al panorama della narrativa un tema solido e autentico: quello della storia dell’emigrazione tradizionale da un’Italia più domestica e quindi meno circoscrivibile e identificabile. Prima di lui, anni fa, solo le poesie del cremonesebiaschese Fabrizio Scaravaggi, ma lì appunto si trattava di poesie. Altro metro, altra sfida".

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