Giorgio Orelli è nato nel 1921 a Villa Bedretto, nella Valle Leventina. E' stato insegnante per molti anni alla scuola cantonale di commercio di Bellinzona, dove abita e ha sempre abitato. L'Orelli è considerato uno dei più significativi lirici della generazione immediatamente posteriore a quella dei Luzi e dei Sereni. Poco più che ventenne egli vinceva il Premio Lugano con le poesie di "Né bianco né viola", uscite poi, nel 1944, nella Collana di Lugano. Agli anni di piena maturità appartengono due importanti volumi di poesie "Sinopie" e "Spiracoli" nonché le opere di saggistica intitolate "Accertamenti verbali", "Accertamenti montaliani" e "Il suono dei sospiri". Del giovane poeta Orelli scrive, in modo esauriente, Pier Vincenzo Mengaldo: "Poeta intellettuale e coltissimo. Ortelli coltiva una particolare poetica dell'occasione, perseguendo paradossalmente l'oggetto o l'evento privilegiato entro una realtà trita, dagli orizzonti limitati". La raccolta di poesie "Né bianco né viola" fu un'opera che aveva come punto di riferimento le stile "moderno" di scrittori come Montale, Ungaretti, Saba; e parafrasando Gianfranco Contini "sollevò al suo apparire una controversia che non varrebbe la pena di rammentare qui, se essa non avesse riproposto analoghe polemiche fatte in Italia, ma venti anni prima, e non avesse rappresentato nell'ambiente della provincia una certa reazione contro la disciplina che Francesco Chiesa imponeva, nel segno della tradizione, alla letteratura nostrale. Da una parte dunque, le giovanili stamburate di fanatici soldati dell'Orelli che sembrano voler relegare il Chiesa, e più oltre ancora il Carducci e il Pascoli, nel limbo dei poeti mancati; dall'altra, l'ilarità di critici che si divertirono a pescar nel libretto talune immagini barocche o stravaganti accostamenti di termini". Orelli ha pubblicato un unico volume di racconti intitolato "Un giorno della vita". E' degno di nota quello che scrissero due lettori come Bilenchi e Luzi, che dirigevano la Collana Narratori in cui l'opera apparve: "l'Orelli domina e amalgama tutto un lirismo raffrenato il cui strumento è una scrittura gustosa, lievemente eccitata dal suo piacere inventivo, nitida e precisa e sempre imprevista. Racconti apparentemente non costruiti eppure sostenuti da un'intelligenza acutissima delle sfumature, dei passaggi, della durata tra i più genuini che si possano leggere oggi".
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Textausschnitt aus Spiracoli
La narratività e liricità di fondo di questo libro si muove e si articola, motivatamente, su diversi registri. Ora tali da accentuare il lirismo carico di figure e di paesaggio; e ora dando risalto a un parlato in cui trovano più di prima rilievo gli autentici spessori alti-quotidiani della poesia di Orelli, il senso di una sua convinta radice prealpina, di continuo confrontata con la pur fortemente sentita centralità linguistica italiana.In questa direzione è da notare in Spiracoli la determinazione nell'uso abbastanza inatteso del dialetto ticinese, e persino di qualche termine tedesco, che si modulano ad articolare e a colorire la dorsale italiana di fondo della lingua del maggior poeta svizzero ticinese di oggi, rendendone più ricca e, a volte, sorprendente l'espressività e il particolarissimo e teso impasto fra lirico e narrativo. |