Martini Plinio

Plinio Martini (1923-1979) è nato e morto a Cavergno (Val Maggia). Scrittore fra i più significativi nel panorama letterario del dopoguerra esordisce con la poesia negli anni cinquanta con due raccolte : "Diario così" e "Diario forse d'amore". Insegnante di scuola elementare, ha sempre vissuto nella sua valle difendendone appassionatamente, in diversi articoli, il patrimonio storico e civile. Più tardi pubblicherà le due opere di narrativa di maggiore successo: "Il fondo del sacco" e "Requiem per zia Domenica". Uno studio molto attento gli è stato dedicato da Sebastiano Martelli che considera il "Il fondo del sacco", come "l'opera narrativa più cospicua della scarsa produzione letteraria italiana sull'emigrazione. Della risonanza critica toccata all'opera di Martini e soprattutto al romanzo "Il fondo del sacco", è stato detto molto, la considerazione raccolta ha avuto il sapore della scoperta di un naïf d'ingegno, di una curiosità letteraria. Ciò rende reale il rischio di una sua effimera notorietà, che potrebbe far ricadere nella dimenticanza un autore comunque significativo. Tornano perciò opportune le seguenti considerazioni e precisazioni di Giovanni Bonalumi: "Il libro di Martini non è per niente, come qualcuno forse ancora s'immagina, un fiore spuntato per caso, un edelweiss tra le rocce. Esso raccoglie la "summa" dei ragionamenti, dei giudizi formulati da Martini nel corso d'una personale, pluridecennale ricerca, in apparenza svagata, di fatto caparbia, capillare, compiuta nella storia (in particolare con quella connessa con il fenomeno dell'emigrazione valmaggese), sull'etnografia della comunità di un'intera valle. Dentro il ventennio, dal Sessanta all'Ottanta, così ricco di studi storici ed etnografici a cui han posto mano vari studiosi di casa nostra, da Gilardoni a Martinola a Cheda, da Ottavio Lurati a Sandro Bianconi, il romanzo di un'epoca, qual è in definitiva "Il fondo del sacco", offre una testimonianza che a lungo rimarrà nella memoria collettiva ticinese. Vi rimarrà, in tempi d'oblio, di radicali sconvolgimenti, quali sono i nostri, con i contrassegni di quello spirito cristiano che lo plasma: di compianto, di comprensione, di volontà, starei per dire, di postuma riabilitazione nei riguardi d'una gente per molti aspetti simile, nella precarietà, nell'umiltà della loro sorte, a quella che Manzoni evoca nella sua "Storia longobardica"; e cioè di "un'immensa moltitudine di uomini, una serie di generazioni", passata "sulla terra, sulla sua terra, inosservata", senza lasciarci traccia.

Links
www.rsi.ch/scrittori/scrittore.cfm?IDc=471

Werke:
  • Paese così. versi. Locarno (Carminati) 1951.
  • Diario forse d'amore. versi. Locarno (Carminati) 1953.
  • Storia di un camoscio. Zurigo (Edizioni Svizzere per la Gioventù) 1956. (ESG ; 559)
  • Acchiappamosche e il maiale. Zurigo (Edizioni Svizzere per la Gioventù) 1962. (ESG ; 770)
  • Il fondo del sacco. Bellinzona (Ed. Casagrande) 1970.
  • 15a Ed.: Bellinzona (Ed. Casagrande) 1995. (La Salamandra)
  • Le fond du sac. roman. Arles (Actes Sud), Vevey (L'Aire) 1994. (Babel ; 96)
  • Nicht Anfang nicht Ende. Roman einer Rückkehr. Zürich und Stuttgart (Werner Classen Verlag) 1974.
  • Le catene. poesie. Locarno (F. Lafrance) 1975.
  • Requiem per zia Domenica. Milano (Il Formichiere) 1976. (Gli anelli ; 8)
  • Requiem per zia Domenica. Giubiasco (Edizioni Gottardo) 1981.
  • Requiem per zia Domenica. Locarno (Dadò) 2004 (con commento di Ilario Domenighetti)
  • Delle streghe e d'altro. Locarno (Dadò) 1979.
  • 5a Ed.: Locarno (A. Dadò) 1979.
  • Nessuno ha pregato per noi (Raccolta di scritti dal 1957 al 1977 curata da Ilario Domenighetti) Locarno (Dadò) 1999
  • Prime e ultime (a cura di Alessandro Martini, con quattro composizioni di Alfio Inselmini) Locarno (l'Impressione) 2001

Textausschnitt aus Il fondo del sacco

Questo libro racconta la storia di un emigrante, costretto a cercare fortuna in America. Il ritorno a casa, con la morte della fidanzata e il paese che sta perdendo gli antichi valori contadini, accentua il suo smarrimento.
Nel "Fondo del sacco" c'è il fatto storico dell'emigrazione in America, che nel secondo Ottocento dissanguò letteralmente la valle Maggia. Plinio Martini ha contribuito a crare per sé l'immagine (scarsamente verificata attraverso la lingua) di un "anti Zoppi", lo scrittore convallerano della generazione precedente; cioè dello scrittore anti-idillico. In realtà si tratta di inconciliabilità "generazionale" fra un uomo di temperamento idilliaco-borghese (lo Zoppi) e uno di temperamento neo-naturalistico-paesano (il Martini). Questo spiegherebbe anche (almeno in buona parte) un effettivo successo di pubblico dei due scrittori valmaggesi nella Svizzera tedesca; avant'ieri lo Zoppi, ieri il Martini.

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