Alberti Arnaldo

Arnaldo Alberti è nato a Brissago, sul lago Maggiore, nel 1936. Esordisce nel 1954 con una novella premiata. Scrive romanzi, racconti, drammi per la radio e collabora a periodici e giornali della Svizzera italiana. L'Alberti è da sempre legato alla forma del romanzo. Ha scritto recentemente un nuovo romanzo "CH 91" ma ne ha pubblicati altri due prima di questo: "La famiglia di Beatrice", con il quale ha ottenuto il "Premio Ascona 1983", e "Via Sant'Antonio". Due romanzi, questi, che con un terzo lavoro, che rimane tuttora inedito, avrebbero dovuto rappresentare un'ideale trilogia dedicata alla città di Locarno: città nella quale l'autore vive.

Werke:
  • La famiglia di Beatrice. romanzo. Lugano (Hestel) 1983. (Lo Stambecco)
  • Die Familie der Beatrice. Zürich (Ed. Benziger) 1986.
  • Via Sant'Antonio. Maggia (Ed. il Trespolo) 1987. (Narrativa)
  • Ch 91. Salorino. (Ed. L'Affranchi) 1991. (Scompiglio ; 2)

Textausschnitt aus La famiglia di Beatrice

A Locarno, nel 1855, una rissa è il pretesto per fare una rivoluzione. Allora di libertà, per un popolo di frontiera di un minuscolo Stato, ce n'è per tutti: per i colonnelli che montan splendidi cavalli bianchi, per i deputati che sanno cogliere le occasioni e diventano ministri, per i giudici dei tribunali d'eccezione che condannano a morte i perdenti. Dopo i fatti storici, cent'anni di quiete, eppoi finalmente qualcuno si agita ancora: i giovani s'infuocano per la giustizia. Ma questa volta non scoppia la rivoluzione: quello scalmanarsi è, e rimane gioco. Le rivolte serie, che contano, sono individuali, solitarie: quella di Trivina che per istinto sa come far soldi in una Svizzera dove, si dice, la ricchezza è la sola possibilità di riscatto da una condizione di abiezione morale. In antitesi con quella della sorella Trivina, la rivolta del fratello che, in una famiglia di perdenti, resta orgoglioso e fiero, non si piega e non vende niente di se stesso, né fa spreco di sentimenti. Personaggi inventati che si muovono in una piccola città vera: la Locarno che ha rimosso la coscienza, o volutamente dimenticato la sua storia, forse per il timore che i suoi abitanti d'oggi hanno di scoprire d'aver compiuto in passato qualcosa di grande e di buono, anche e persino con le azioni più meschine. Storie di gente comune di uno Stato svizzero italiano, che ieri ha venduto l'acqua dei suoi fiumi, oggi vende la terra, e domani forse cederà l'anima ai "Signori del Nord, perché, scrive l'autore: "...il ticinese è generoso e buono; vuole ostinatamente e sempre soffrire qualcosa di più di quanto gli vien chiesto..."

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